giovedì 23 giugno 2016

L'amore di John (dal mio romanzo "I bimbi di ieri")


L'amore di John
Questo brano, che ritengo piuttosto poetico, risale al marzo 2014 e parla dell'amore di John, il protagonista del mio romanzo "I bimbi di ieri", per Ada (che, avverto, è un po' idealizzata). Lo dedico ai miei studenti e a chiunque sognasse ancora il "grande amore".
Quella mattina, dopo una consistente sessione di ginnastica in cella - centinaia di flessioni, push-ups, squats, addominali e quant'altro - John aveva fatto una specie di doccia servendosi del misero lavandino a disposizione, quindi si era sdraiato sul letto, a leggere. Ma, quel giorno, non riusciva a concentrarsi. La mente veniva ripetutamente agganciata dal pensiero dell'udienza in corso, udienza cui si sentiva interessato per vari motivi. Inevitabilmente, il pensiero scivolava su Ada e sull'ammirazione da lui nutrita nei suoi confronti per tutto l'impegno e l'abnegazione di cui ella dava prova. Ben al di là di tanti altri. Altrettanto inevitabilmente, affioravano dei ricordi che inducevano in lui il confronto con altre donne da lui incontrate in passato.
Quando era più giovane, John non aveva mai avuto bisogno di corteggiare una ragazza: gli correvano dietro da sole, adolescenti della sua età o poco meno, e anche qualcuna di qualche anno maggiore. La cosa aveva finito addirittura quasi per annoiarlo. Il suo carattere riservato, non propriamente timido, ma leggermente introverso e tendente a isolarsi, molto più di quanto paresse dai suoi improvvisi scoppi di allegria, non amava le manifestazioni di favore eccessivo che certune gli dimostravano; per di più, il suo lato intrinsecamente sobrio, quasi severo, non tollerava le civetterie. Certo, aveva avuto varie storie e, non di rado, esse avevano avuto inizio quando lui stesso aveva risposto alle occhiate dolci delle coetanee che incrociava: per una, quando era poco meno che diciottenne, aveva perso letteralmente la testa; ma era durata poco. Non che i suoi sentimenti fossero mutati rapidamente: era lei che si era dileguata, quando lui si era cacciato, per l'ennesima volta, nei guai. Chissà, forse dissuasa dai suoi, forse poco convinta ella stessa, forse impaurita, non si era fatta più sentire: e lui l'aveva cercata e attesa invano. Era successo qualche anno prima che finisse nel braccio della morte: e spesso vi aveva ripensato in quel periodo e dopo, anche quando usciva con delle altre o i suoi sentimenti erano rimasti impietriti nel death-row.
Eppure, ora lo riconosceva, anche nel bel mezzo degl'innamoramenti più travolgenti, quelli così totalizzanti della prima giovinezza, in lui era rimasta sempre un'impercettibile, perenne sfumatura di insoddisfazione; ed essa si riverberava in quell'indefinibile austerità con cui valutava quelle stesse ragazze. A dire il vero, il motivo per cui si era, in fin dei conti, fidato abbastanza poco delle donne quando era libero, era più profondo. Nel corso degli anni era giunto a comprenderlo, o quasi. Quello che non tollerava, quando l'ennesima ragazza dal bel viso manovrava, neanche tanto velatamente, per fare la sua conoscenza a una festa o in un night, anche quando la sua vanità maschile ne rimaneva adulata e lui rispondeva di buon grado, anche quando finiva la serata a letto con una di esse, era la superficialità che lui avvertiva nella maggioranza di loro. Involontariamente, John si adeguava ai criteri severi assorbiti in famiglia, pur avendo perennemente lottato contro di essi. Sotto sotto, nutriva esigenze ben più profonde, forse anche più elevate; e la garrula gaiezza di varie ragazze che gli finivano tra le braccia dopo un party, magari dopo che avevano bevuto tutti e due, lo irritava la mattina dopo, quando si svegliava col mal di testa accanto a una di loro, pieno di un'amara scontentezza. Non di rado, nutriva altresì l'impressione che la ragazza in questione fosse psicologicamente miope e che la sua attenzione non andasse molto al di là dell'attrattiva costituita dal suo aspetto. Praticamente nessuno di quegl'incontri fugaci aveva retto alla prova del tempo.
A questa severità non del tutto sua, John alternava però dubbi e sensi di colpa. Talora si rammaricava di giudicare le sue ex in modo troppo rigido e scivolava nella convinzione di essere lui stesso il maggiore responsabile di quei naufragi affettivi. Talora riteneva di non aver capito di cosa loro stesse avessero bisogno e si accusava di una superficialità tutta da dimostrare. Ada preferiva parlare di debolezza e depressione: ma lui non sapeva se fidarsi della magnanimità di quel giudizio, a suo avviso orientato dall'amore. Dimenticava, in quei momenti di autocritica, che l'amore vive di verità.

Poi era arrivato nel braccio della morte. I primi anni, aveva ricevuto delle lettere di alcune giovani donne rimaste affascinate dopo averlo visto in TV o sul giornale. I media avevano preso l'abitudine di definirlo "occhi di ghiaccio": e giocavano perversamente sul contrasto tra il suo aspetto, quasi angelico, e l'efferatezza del delitto di cui era accusato e, senza via di scampo, ritenuto colpevole. Nonostante la pessima descrizione che di lui era stata offerta, d'altronde una descrizione del tutto irrealistica, o forse solleticate proprio per questo, quelle là si erano invaghite di lui: e alcune gli avevano scritto, senza farsi remore a rivelargli la loro attrazione, un'attrazione per nulla sostenuta dalla conoscenza della sua personalità. Aveva gettato quei fogli con rabbia. Ancora più di prima, quando era abituato a percepire l'interesse che suscitava nelle ragazze nel passare attraverso una sala affollata, aveva provato la netta sensazione che quelle sceme non cercassero lui, che non volessero lui. Aveva avvertito, nelle loro frasi esagerate, la falsità di un interesse effimero e meramente esteriore. Aveva avvertito il peso dell'adulazione. Aveva allora preferito rimanere solo.
L'unica, vera che avesse corteggiato e, nonostante la propria riservatezza, accanitamente, era Ada. La sua Ada. Con lei era stato diverso fin dall'inizio: era sbocciata prima l'amicizia, poi l'intesa, la complicità, quando lei non lo aveva neancora mai visto. Cos'era stato ad avvincerlo da subito? Il tono della prima lettera? La dolcezza con cui lei gli scriveva, la sorridente comprensione che gli dimostrava? Il suo humour allegramente pazzerello, con cui lei gli rivelava che parlava da sola di continuo, servendosi degl'interlocutori più improbabili, peluches compresi? La cura con cui si preoccupava delle sue condizioni e gli raccomandava di bere molta acqua o di mangiare il più sano possibile? Oppure le sue qualità?

Miseria, che donna era Ada! Capace di attraversare il mondo per venire a visitarlo, di lasciare il suo paese, il suo continente, la sua carriera, la sua vita per stare con lui: e poi con un'intelligenza! Acuta, analitica, implacabile: aveva fatto a pezzi il suo caso come forse solo lui era riuscito. E si era convinta, razionalmente convinta, che lui fosse innocente. Lavorare con lei era un piacere genuino, impagabile, anche perché erano complementari: analitica e razionale lei, più sintetico e intuitivo lui. Ma di lei lo attirava anche la forza di volontà: una volontà di ferro, insospettabile dietro un viso tanto dolce. Nel suo lavoro, riusciva a mettere a posto anche soggetti non del tutto malleabili.
E, infine, guardarla era uno dei piaceri più grandi della sua vita, secondo solo a tenerla tra le braccia: John, che aveva sempre avuto un debole per le brune, era crollato già al vederne la prima foto, nel lontano autunno 1998; ma poi, al trovarsela davanti durante la prima visita, un anno e mezzo dopo, aveva lottato con se stesso a lungo per non manifestare i propri sentimenti subito. Si ricordava che la seguiva con gli occhi, così aggraziata e sorridente, così dolce e simpatica, senza perderla di vista un attimo. L'aveva vista arrossire più volte sotto il fuoco del proprio sguardo e, a un tratto, quando lui le aveva mormorato qualcosa...Ah! Sì:

- Sei molto più bella che in fotografia - le guance le si erano soffuse di un rossore adorabile e lieve e poi lei aveva distolto un poco lo sguardo in direzione della finestra. Quel momento gli era rimasto dentro da allora; e, allora, l'aveva contemplata così, un poco di profilo, lo sguardo leggermente abbassato per un'incantevole, rara ritrosia e gli era venuta la tentazione di dichiararle il suo amore lì, subito, senz'altro. Poi, si era reso conto che lei poteva provare imbarazzo e che avrebbe potuto metterla a disagio: e, per l'ennesima volta, si era trattenuto. Alla fine, però, il giorno dopo, non c'era riuscito più.
Per lei si era messo in gioco totalmente, si era speso, aveva operato acrobazie di creatività. Non aveva mai desiderato una donna tanto quanto lei e non solo perché l'amava da anni e da anni non poteva quasi toccarla, stando nel death-row: lui era perfettamente consapevole del fatto che, se l'avesse incontrata prima, se solo l'avesse incontrata prima, avrebbe fatto di tutto per averla.

Una volta le aveva sussurrato scherzando:

- In fin dei conti, sono come quegli scavezzacollo bacchettoni che saltano la cavallina per anni e poi sono proprio quelli che esigono le ragazze più serie; e si mostrano pure i più esigenti. - Avrà anche scherzato, ma diceva il vero. La relazione intrecciata con Ada era la realizzazione più alta che avesse raggiunto nel corso della propria vita. Nulla reggeva il confronto.

Incontrare Ada, aveva significato ritornare a una concezione dell'amore completamente diversa: a lui familiare, perché non molto lontana da quanto aveva udito dai genitori, ma differente da quello che, da ribelle, aveva sperimentato lui fin dall'adolescenza. Era vissuto tra gli adolescenti e i giovani dei tardi anni '80, primi anni '90, abituatisi, in buona fede, a lasciarsi trascinare dalle esperienze sentimentali e a non controllarle troppo, sicuri che andasse bene così.
Ada invece, apparteneva a un altro mondo: a quello delle brave ragazze e dei bravi ragazzi che attendono ancora la prima notte di nozze per donarsi al proprio amore. Con lei, lui aveva appreso il vero significato di un valore considerato dai più ormai sorpassato, quasi un'anticaglia o un relitto per cui provare fastidio: la purezza. Ada era sexy, secondo lui tremendamente sexy: da lei sprigionava una sensualità solare, nitida, degna delle più esuberanti giornate estive in terra mediterranea. Lei era come lui si immaginava l'Italia: piena di sole, di colori, di calore umano. Il suo cuore traboccava di passione, una passione trascinante, dolce, eppure intensa, di quelle che alimentano non una, bensì mille e una notte. Eppure, accanto a lei, si respirava aria di purezza. Glielo aveva spiegato lei una volta, che cosa intendeva con quella parola:

- Tanti pensano alla purezza in modo nevrotico, pieno di paura, come se consistesse in una somma di divieti esterni e artificiali; e come se mantenerla coincidesse coll'evitare delle macchie di sporco, alla maniera dei vestiti da mettere in lavatrice. Ma la purezza è molto di più, straordinariamente di più di qualcosa di tanto meschino. La purezza significa armonia, significa soprattutto mancanza di egoismo; significa dedizione vera, significa rispetto.
Ecco: per la prima volta in tanti anni, con Ada John aveva conosciuto sulla propria pelle la carezza lieve del rispetto, di un velo pudico che copre delicatamente chi si ama, dell'estasi di essere amato per la persona che era. Non c'era bisogno che lei glielo dicesse, perché ne era sicuro: non sarebbe mai stata d'accordo a finire a letto con lui dopo un party. E non che lei non lo desiderasse: nessuna, il suo istinto di uomo glielo suggeriva, lo aveva desiderato tanto quanto lei. Durante le loro visite insieme, lo sguardo innamorato di lei scivolava sui lineamenti di lui accarezzandoli dolcemente, scivolava lungo le sue larghe spalle, le braccia, il torace e tutta la sua alta figura con il rapimento dolcissimo di chi contempla una meraviglia e non se ne staccherebbe mai. Con lei John aveva compreso, nel suo significato più profondo, il perché il suo contegno sarebbe stato tanto diverso; se lei lo avesse conosciuto fuori, il vero, unico, grande motivo per attendere la gioia suprema di una notte tra le sue braccia sarebbe stato uno solo: l'amore per lui.

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