giovedì 19 maggio 2016

Il finlandese per imbranati 1


Il finlandese per imbranati 1
 
Terminata la mia dose di schemi, compiti e lezioni per l'indomani, do qui inizio a una nuova serie, il "Finlandese per imbranati", in onore dei nostri amici finlandesi che ci hanno accolto con tanto affetto. Ovviamente, gl'imbranati non sono loro (!), bensì chiunque si ritrovi a non capire un'acca di una lingua così diversa dalla nostra e da quelle indo-europee in generale. Spero di continuare con vari post, man mano che imparo nuove parole e forme e che approfondisco la cultura finlandese: e, vi confesso, sono divorata dalla curiosità. D'altro canto, se vogliamo discutere con un po' di finlandese con i nostri amici nordici, sarà meglio che ricorriamo al fai da te: ho controllato i prezzi delle grammatiche di Finnico in una libreria di Helsinki e sono stellari (45 euro a volume in media). Vi prometto di farvi ridere (sono post per imbranati, dunque...). Allora, ci lanciamo nell'avventura? Partiamo!
 
 
 
Allora, quando ero in Finlandia, il nostro amico e collega Yari mi esortava scherzando a trovare il punto di collegamento tra lingue indo--europee (e, quindi, l'Italiano) e lingue ugro-finniche (cioè il Finlandese). Lingue ugro-finniche: non è una parolaccia (avete notato che il Finlandese presenta la pessima abitudine di sembrare una sfilza di parolacce in Italiano?). Si tratta di un gruppo di lingue stanziate principalmente in Europa orientale e nelle steppe degli Urali. Si racconta che, nel XVI sec., un frate ungherese arrivò dalle parti della Finlandia (come abbia fatto poi...) e si rese conto delle numerose somiglianze tra le due lingue (somiglianze su cui ho qualche dubbio, come vedremo in seguito). Da lì nacquero vari studi e l'idea che Ungherese e Finlandese, ma anche Estone e altre, appartengano a questa antica famiglia di lingue uraliche (assieme a quelle samoiede, che, voi non lo sapete, sono diffuse in Siberia).
 
Sono curiosissima di  sapere se le lingue ugro-finniche sono imparentate con le nostre: in genere si dice di no. Yari mi ha incoraggiato scherzando a tentare, caso mai riuscissi a trovare quello che io definirei il "passaggio a Nord-Ovest" (forse "a Nord-est") linguistico tra i due gruppi: magari potrei diventare ricca e famosa! Orbene, i miei allievi lo sanno, ogni tanto auspico di diventare ricca e famosa, ma finora il miracolo non è mai successo e non credo che succederà neanche in futuro; tuttavia, a mio avviso, alcuni punti di contatto ci sono, ma vattelapesca sapere perché.
 
                                    
Ad es.:
Fin. Aurinko = "sole".
Ora, il nostro aurora (lat. aurora) deriva da una radice che suonava in indoeuropeo *ausosa (la s si è rotacizzata, cioè trasformata in -r-). Difatti, in lituano abbiamo aušros: a Vilnius Aušros Vartu è la "Porta dell'aurora", quella che dà a oriente (con sopra, il santuario di Ostra brama, che significa la stessa cosa in polacco; noterete che anche il polacco deriva dalla stessa radice). Aurora, sole: si tratta di lessico che riguarda la luce, specie quella che sorge. E lessico antico, dei primordi, quindi non dovrebbe essere derivato da un prestito. Mi chiedo: possibile che ci sia una radice comune ai due gruppi?
 
In ogni caso, ecco qui la cartina delle lingue:
 
 
Come noterete, sembrano i sopravvissuti di un'invasione: avreste lo stesso effetto se versaste della crema sopra una fetta di pane su cui avete già spalmato della Nutella. Il punto è che il gruppo, peraltro misterioso, esisteva prima dell'ondata indo-europea, già nel 4.000 - 3.000 a.C.: poi sono arrivati gl'Indoeuropei nel 2.000 e....sono rimasti i sopravvissuti. Esiste una legge in linguistica, secondo cui i fenomeni linguistici più antichi permangono in periferia: ecco perché le lingue ugro-finniche risiedono...tra le renne.
 
Pare che il luogo di nascita del gruppo sia la regione intorno al Volga: difatti, qui ci sono molte lingue e, per di più, la ricostruzione del lessico originario contiene piante e animali della zona (salici, pini e larici siberiani, ricci ecc.). L'area di diffusione spaziava tra Urali e Baltico e pare che ci siano stati dei prestiti importati dall'area indo-europea (forse questo spiegherebbe il parallelo mio sopra). Tuttavia, c'è anche chi dice che l'Ugro-finnico potrebbe essere  più recente dell'Indo-europeo e la sua patria d'origine un'altra; insomma, pare che gli Ugro-finnici diano del filo da torcere agli studiosi e molte delle idee in merito sono speculazioni. Il problema più grave è che ci mancano dati scritti.
 
                                       
 
Quando si va a leggere la lista delle lingue ugro-finniche diverse da Finnico, Ungherese e Estone, si trovano delle lingue stranissime, di cui non avevo mai sentito parlare. Per esempio, c'è una caterva di lingue sami (quelle azzurre all'estremo Nord), parlate dai Lapponi sparpagliati per tutta la costa settentrionale della Scandinavia, dalla Norvegia fino alla Finlandia e Russia. Sono lingue che assomigliano ai panda, cioè prossime all'estinzione: il sami di Ume, parlato all'estremo Nord della Svezia presso il fiume omonimo, conta una ventina di parlanti e così il sami di Pite, sempre in Svezia. Il sami di Ter, addirittura, è la lingua meno diffusa al mondo e parlata soltanto da due signore anziane russe (quelle che, appunto, stanno discutendo nella foto qua sopra: si tengono in allenamento...).
Addirittura il sami di Akkala, sempre parlato in Russia, si è estinto quando è morta l'ultima signora che lo conosceva, Marja Sergina, nel 2003.
 
Esiste poi un altro gruppo, quello del Mordvino (quello rosa-violetto al centro), che raggruppa le lingue della Repubblica autonoma russa della Mordovia (erza e mokša, rispettivamente zona E e O); esistevano delle lingue, ora morte, definite finno-volgaiche, cioè diffuse sul Volga (come il Muromo, sparito nel Medioevo e forse imparentato col Mordvino); il Komi, parlato nell'omonima Repubblica Russa nei pressi di Arcangelo, scritto in cirillico e suddiviso in Permico e Sirieno (Sirieno, non Siriano, ch'l' è n'altar quel).
 
 
Il nostro Finnico fa invece parte, assieme all'Estone, del gruppo Balto-finnico. Vi appartiene anche il Careliano (dalla Carelia, sapete, quella parte di Finlandia che hanno sempre voluto i Russi) e, fin qui, nessun problema; poi compaiono le lingue panda. C'era il Livone, come dice il nome, parlato a Riga, in Lettonia; ma nel 2013 è morto il suo ultimo parlante, un arzillo vecchietto di 103 anni (lo avranno registrato?); e poi, sempre parlato in Carelia, il vepso, e in Estonia, il voro. C'è anche un ultimo rimasuglio di votico, con alcune decine di parlanti a S.Pietroburgo: sconsiglio caldamente ai miei studenti di chiedermi di contarli, dopo che l'ho fatto in finnico, in vepso o voro (a tutto c'è un limite).
 
Come noterete, mi sono dilungata su queste lingue sconosciute, ma sono tutte parlate non molto lontano dalla Finlandia: in qualche modo, sono legate alla sua cultura, specie i vari tipi di Careliano. Evidentemente, abitare in quelle lande coperte da taiga e ghiacci è complicato e la taiga e i ghiacci devono avere un po' l'effetto delle aspre montagne del Caucaso, nelle cui valli divise dalle rocce, si sviluppano idiomi a non finire. Forse, nei prossimi scambi culturali, dovremo tenerne conto, magari per dare una mano a certe lingue panda...
 
                                             
                                             Bandiera del popolo Vepso (3.160 parlanti, in Carelia)
 
Alcune parole finniche...sul cibo
 
Come è noto, in Finlandia non abbiamo mai capito gli orari dei pasti: praticamente, mangiavamo in continuazione e bene, per giunta (il che spiega come la mia bilancia, al ritorno, abbia registrato un incremento di due chili, in parte già perduti, e come mai stasera io abbia mangiato prevalentemente insalata). Do qui alcuni nomi di cibi imparati in Finlandia, così non morirete mai di fame:

                                         
                                         Il kalakukko è una focaccia a base di kala, cioè pesce.

Vesi = acqua
Vini = vino (vedete che è la nostra parola?)
Leipä = pane (che compare in tanti composti, come il da me già ricordato leipäjuusto, "formaggio-pane")
Juusto = appunto, formaggio
Kala = pesce
Vihannes = verdura (qui devo registrare >
Porkkana = carota!)
Liha = carne (difatti, sianliha è la carne di maiale, naudanliha quella di manzo).

                                        
Tengo poi uno spazio speciale per i dolci. Sicuramente è facile capire che cos'è torttu (la nostra torta), ma anche jäätelö, che (notate la metatesi, cioè lo scambio delle consonanti) altro non è se non il...gelato. Difatti, come vini, è una parola italiana (chi ha inventato il gelato, eh?). Infine, abbiamo sokeri (zucchero), vanilja (vaniglia), suklaa (cioccolata). A proposito di suklaa, ho l'onore di menzionare la cioccolata finlandese, la mitica Fazer, nata nel 1891 (e qui mi viene la tentazione di aggiungere qualcosa alla mia cena a base di insalata...).

 
Infine, vorrei ricordare lakritsi, la liquirizia. A proposito, me ne hanno regalato un sacchetto, ma io non la mangio: che ne dite se la porto in classe?


                                                                                  Jäätelö......

sabato 14 maggio 2016

Passeggiata a Firenze 4


Passeggiata a Firenze 4

Michelangelo (1475-1564)

L'altro grande del Rinascimento che si è formato a Firenze, come noto, è Michelangelo, che proveniva da una famiglia di notai e che poté godere, già giovanissimo, della stima di Lorenzo il Magnifico. Aveva respirato la polvere di marmo col latte della balia, il cui marito lavorava nelle cave di Carrara; formatosi nella bottega di Domenico Ghirlandaio, Michelangelo poté accedere alla preziosa collezione di statue antiche dei Medici per studiarne l'anatomia e la bellezza classica: nel giardino del Palazzo Medici si fece notare da Lorenzo per un mirabile busto di fauno, la sua prima scultura. Quando invece Lorenzo morì, nel 1492, il figlio di Lorenzo, Piero, che non capiva nulla, né di arte, né di politica, mise Michelangelo a fare le statue di neve (ma, ben presto, non a caso, fu cacciato dalla città). Ben presto però, l'artista viene chiamato a Roma, dove eseguì la famosa Pietà.


L'opera più nota di Michelangelo durante il suo secondo periodo fiorentino, è senza dubbio il celeberrimo David, del 1501, che ritrae, a differenza che  nell'opera di Donatello, il personaggio biblico poco prima del lancio del sasso contro Golia: la mano che afferra la pietra, la leggera torsione del busto, suggeriscono un'energia nascosta che sta per esplodere, appena un attimo prima che essa si sprigioni. La statua fu ricavata da un pezzo di marmo rovinato, che lo scultore riuscì a sfruttare miracolosamente al meglio. Sempre a questi anni risale il "duello" con Leonardo per gli affreschi nel Salone dei Cinquecento, per il quale lui progettò una Battaglia di Cascina mai completata.
Nel 1505, Michelangelo fu chiamato a Roma per il progetto ciclopico, mai compiuto, della tomba di Giulio II e poi, nel 1508, fu richiesto di affrescare la Cappella Sistina, che concluse solo nel 1513: per quanto non si sentisse pittore, l'artista riuscì, dipingendo da solo, in un'opera ciclopica, in cui emerge uno stile scultoreo, basato sul disegno (non sul colore, come tra i Veneziani), modellato su quello di Masaccio.


                                                     Immagine della Sagrestia nuova

Nel 1516 Michelangelo è nuovamente a Firenze (vi rimarrà per tutto il periodo della Repubblica e oltre, fino al 1534) e compie varie opere, scultoree e architettoniche, come le statue della Sagrestia Nuova di S.Lorenzo, oppure lo scalone d'accesso alla Biblioteca Laurenziana. Gli anni successivi al 1534, quando ormai si affaccia sulla scena artistica il più tormentato Manierismo, sono quelli del Giudizio Universale, della Cupola di S.Pietro, della Cappella Paolina e della direzione della fabbrica di S.Pietro.

Video su Michelangelo:
http://www.ovo.com/michelangelo-buonarroti/

Qui il documentario di Superquark (un po' lungo) sull'artista:
https://www.youtube.com/watch?v=JOUTZjTfGZ8

Questo è un buon documentario più breve:
https://www.youtube.com/watch?v=bpFme90CGFE


                                                          La Biblioteca Laurenziana

Infine, un bel documentario in cui viene spiegata la "statua più bella del mondo", il David.

https://www.youtube.com/watch?v=nKLKAX3UwMg

Botticelli (1445-1510)

Concludiamo la nostra passeggiata a Firenze con un ultimo grande artista, Sandro Filipepi, detto Botticelli, che visse la drammatica fase del passaggio dalla signoria medicea alla Repubblica di Savonarola nel 1494. Cacciato Piero de'Medici, infatti, restaurata la Repubblica, quest'ultima subì una forte influenza da parte del frate domenicano ferrarese, che cercò di tornare ai valori della respublica medievale e faceva organizzare i famosi "roghi delle vanità", su cui venivano bruciati oggetti di lusso, ma anche opere d'arte (era decisamente "anti-rinascimentale").


In effetti, l'opera di Botticelli risente prima, sotto Lorenzo il Magnifico, dell'atmosfera dell'Accademia Platonica di Marsilio Ficino, ai cui valori filosofici sono ispirate le magnifiche pitture della Primavera e della Nascita di Venere; la seconda parte dell'opera di Botticelli pare invece ritornare al gusto tardo-gotico e risente molto della religiosità savonaroliana. 


Botticelli fu allievo di Filippo Lippi e Andrea del Verrocchio; nella prima fase della sua opera dipinse numerose, dolcissime Madonne; la successiva adesione al Neoplatonismo di Marsilio Ficino, gli fece scoprire le meditazioni sull'amore e lo spirito, sulla bellezza e la Venere celeste, simbolo dell'amore spirituale, temi che Botticelli rese in un senso più contemplativo che i suoi contemporanei. Godette poi del mecenatismo dei Medici (tanto che, dopo la congiura de' Pazzi, ritrasse più volte il defunto Giuliano), quindi, negli anni '80, fu a Roma, dove partecipò alla decorazione della parte inferiore della Cappella Sistina. Tornato poi a Firenze, realizzò i suoi capolavori, la Primavera (1482), la Nascita di Venere (1485) e, per un cassone matrimoniale, la celebre serie di Nastagio degli Onesti, desunta da Boccaccio (1483). Nella sua ultima fase dominano i soggetti religiosi e le figure appaiono sempre più longilinee ed eteree. Tipica di questo periodo, quasi medievale per il ritorno a una visione priva di prospettiva, è la Natività mistica, del 1501.


                                                           Madonna del Magnificat

Video sulla vita di Botticelli:
https://www.youtube.com/watch?v=U58l_t9tkDk

Sulla Primavera:
https://www.youtube.com/watch?v=XPEcF34udCo (breve)
https://www.youtube.com/watch?v=6E1T-XPC15o
https://www.youtube.com/watch?v=HApcqcmfxNM

Sulla Nascita di Venere:
https://www.youtube.com/watch?v=HBFRGGiOpCA


                                                                   Natività mistica

L'azzurro rimane - The blue remains



L'azzurro rimane

L'azzurro rimane:
oltre le nubi,
oltre il temporale,
quando il sole si stinge
in un'anonima palla grigia,
pallida di noia,
nei giorni di novembre,
di speranza spenta,
oltre le nubi
l'azzurro rimane.


The blue remains
The blue remains:
beyond the clouds,
beyond the storm,
when the sun fades
into an anonymous, gray ball,
pale out of boredom,
in November days,
of lifeless hope,
beyond the clouds
the blue remains.






venerdì 13 maggio 2016

Torta Béatrice (e un poco di storia internazionale) - Béatrice cake (and a little international history)


Torta Béatrice (e un poco di storia internazionale)

Ho inventato questa torta in  una sera di giugno del 2001, quando ero da poco arrivata a Friburgo e, da studentessa "povera", avevo degl'inviti a cena, ma il frigorifero quasi vuoto. Dopo aver preparato il Pan di Spagna (per la cui ricetta rinvio a un altro post in futuro), dovevo farcirlo, ma non sapevo come, perché avevo finito le uova con cui si prepara un qualsiasi tipo di crema. Allora, improvvisai (ricordate che, in cucina, bisogna sapere improvvisare!) e mi inventai questa torta, che evidenzia i limiti non solo miei dell'epoca, ma anche della Migros, il supermercato svizzero. Infatti, io ero abituata a inzuppare il Pan di Spagna con uno sciroppo a base di liquore, ma la Migros non vende alcolici, quindi dovetti ripiegare sull'acqua di fiori d'arancio; poi, in mancanza delle uova, mi inventai un ripieno con lo yoghurt alla frutta! Come vedrete, il dolce è molto facile da preparare.
 
                                                  
                                                  Panorama di Bujumbura, Burundi
 
Perché la torta si chiama Béatrice? Il nome deriva dall'ospite di quella sera, Béatrice appunto, una signora del Burundi, che era venuta a studiare a Friburgo per un anno per dare una mano a crescere gli orfani del paese. Béatrice, che abitava a Bujumbura, la capitale del Burundi, di fronte all'episcopio e aiutava con gli orfani in vescovado, aveva tre figli di suo, quindi aveva raccolto i nipoti e altri bambini, per un totale di undici, rimasti orfani dopo che anche in Burundi era dilagato il genocidio del Ruanda. Raccontava che i bambini vagavano tra i cadaveri quando venivano raccolti dagli adulti sopravvissuti. Credo che proprio quella sera raccontò pure a me e alle altre ragazze presenti, di come aveva saputo del genocidio; le avevano bussato alla porta e riferito che avevano sterminato tutti al suo paese: genitori, fratelli, sorelle, vicini, parenti, amici, in una parola, tutti. Béatrice rimase impietrita e, come unica reazione, si sedette e cominciò a dire il Rosario. Finito il primo disse il secondo. Poi un terzo e un quarto. Quella sera ci salutammo e, dopo pochi giorni, lei ripartì per il Burundi, lasciandomi il ricordo di un gran sorriso. Non l'ho più rivista, né sono riuscita a contattarla, ma la penso spesso e spero di capitare un giorno davanti al vescovado di Bujumbura e di trovarla lì. Per me è un vanto avere inventato una torta in suo onore.
 
 
Due dischi di pan di Spagna
Un vasetto di yoghurt alla frutta (fragole, pesche o albicocche) da mezzo chilo
(ma potete anche prepararlo voi, spezzettando la frutta ripulita nello yoghurt intero)
Qualche cucchiaio di fecola
Acqua di fiori d'arancio qb
2 cucchiai di zucchero
Almeno 250 ml di acqua (ma lo sciroppo può essere allungato a piacere)

I due dischi di Pan di Spagna (o uno spesso tagliato a metà) devono essere imbevuti dello sciroppo preparato con acqua, zucchero e un poco di acqua di fiori d'arancio; quindi va predisposta e spalmata tra i due dischi la farcitura, con lo yoghurt, addensato con la fecola. Al di sopra, bisogna preparare una glassa a freddo mescolando lo zucchero (100 gr.), l'acqua e l'acqua di fiori d'arancio. Lasciare in frigorifero e servire freddo.
 
Questa è una torta per cui ci vorrebbe lo yoghurt finlandese....
 
 
  
Béatrice cake (and a little international history)

I created this cake in 2001, on a June evening, when I had just arrived in Fribourg and, as a "poor" student, I had some guests to dinner, but the refrigerator nearly empty  After preparing the sponge cake (for the recipe, let's wait for another post in the future), I had to fill it, but I did not know how, because I had run out of eggs which are so necessary to any type of custard. So I improvised (remember, in the kitchen, you have to improvise!) and I invented this cake, which highlights the limits not only of my refrigerator, but also of Migros, the Swiss supermarket. In fact, I was used to soak the sponge cake with a syrup consisting of liquor, but Migros does not sell alcohol, so I had to fall back on the water of orange flower; then, without eggs, I invented a filling with fruit yoghurt! As you will see, this cake is very easy to prepare.        
              
                                             

                                                
                                                      
Panorama of Bujumbura, Burundi

 
Why is the cake called Béatrice? The name comes from the guest of that evening, Béatrice precisely, a lady coming from Burundi, who had arrived to study in Fribourg for a year, so that she could help to grow the orphans in her country. Béatrice lived in Bujumbura, the capital of Burundi, in front of the bishopry, and helped with the orphans there; she had three children of her own, and had gathered the other children and nephews, for a total of eleven, orphaned after that the Rwandan genocide had spread in Burundi too. She told the children wandered among corpses when they were found by adult survivors. I think that night she told me and the other girls there, how she had learnt about the genocide; someone had knocked at her door and reported that they had killed her whole village: parents, brothers, sisters, neighbors, relatives, friends, in a word, everyone. Béatrice froze and, as her only reaction, she sat down and began to pray the Rosary. After the first one, she said the second one. Then a third and a fourth one. That evening we said goodbye to her and, after a few days, she left for Burundi, leaving us the memory of her great smile. I have never seen her anymore, nor I was able to contact her, but I often think of her and I hope to happen one day in front of the diocese of Bujumbura and to find her there. To me it is a source of pride to have invented a cake in her honor.

 
Two sponge cakes (or one cut into two disks)
A jar of yoghurt with fruit (strawberries, peaches or apricots)
(but you can also prepare it, with fresh, cleaned fruit and natural yoghurt)
Some tablespoons of potato starch
Orange flower water to taste
2 tablespoons of sugar
At least 250 ml of water (but the syrup can be prepared at will)

The two disks of sponge cake (or a thick one cut in two halves) must be imbued with the syrup prepared with water, sugar and a little orange flower water; then prepare and spread between the two disks the filling, with yoghurt, thickened with starch. Above, you have to prepare a cold glaze by mixing sugar (100 gr.), water and the orange flower water. Leave in the refrigerator and serve cold.

For this cake we'd need the Finnish yoghurt....




mercoledì 11 maggio 2016

Poesia di primavera 3 - Spring poem 3


Poesia di primavera 3 - Spring poem 3




Uno spruzzo di iris viola
all'angolo della strada,
un ricordo di poesia
nel grigio dell'asfalto.



                                                                Iris, by V.van Gogh

A spray of purple iris
on the street corner,
a memory of poetry
in the gray asphalt.




domenica 8 maggio 2016

Poesia del cigno - Poem of the swan




Scivola lento il cigno
sullo sciacquio del lago,
memoria evanescente
di una felicità perduta.



                                                               P.Gallen-Kallela, Il cigno di Tuonela

Slowly slips the swan
on the lapping lake,
fading memory
of lost happiness.

lunedì 2 maggio 2016

Annuncio: sono in Finlandia....- Announcement: I am in Finland


Cari lettori,
per questa settimana non ci saranno post, dato che accompagno una classe in Finlandia! Ci risentiamo al mio ritorno! Bacioni,


                                                                                           Annarita

Dear Readers,
this week there will be no post, as I am in Finland with a class of mine! See you later, after my return!
Big kisses,


                                                                                             Annarita