martedì 5 marzo 2024

Napoleon (Ridley Scott, 2023)

Napoleon (R.Scott, 2023)

Ne hanno parlato tutti, ma proprio tutti, per cui io arrivo qui come il fanalino di coda a dare il mio contributo (modesto) e il mio parere su questo film attesissimo, fischiato da tutte le parti, specie (e non solo) dagli storici, ma che comunque rimane l'opera di un gran cineasta: e sì, secondo me avrebbe potuto essere un gran bel film, se solo....

Ma andiamo con ordine. Quasi nessuno accenna mai ai lati positivi del film Napoleon, il kolossal da 2 ore e mezzo dedicato da Ridley Scott alla vita di Napoleone Bonaparte, ma in realtà i lati postivi ci sono e proprio dal punto di vista cinematografico. La parte migliore della pellicola è proprio quella tecnica: fotografia, scenografie, costumi; la ricostruzione dell'ambiente fine Settecento, inizi Ottocento è infatti di pregio e molte scene ricordano quadri. Si può discutere a non finire sugli errori storici della pellicola, ma indubbiamente, la presa di Tolone, l'episodio che consacra Bonaparte generale e lo proietta alla ribalta della vita politica e militare francese, oppure la stessa battaglia di Austerlitz, per quanto ricostruita in maniera errata, o l'imponente incoronazione (che riprende il celebre quadro di David), o anche certe scene di interni, come le feste di Joséphine, sembrano dei quadri coevi (e sicuramente li riprendono). Certo, anche in questo campo non manca qualche errore: per esempio, la casa di Joséphine, visibilmente, non è la celeberrima Malmaison, ma una villa inglese. Tuttavia, Napoleon è innanzitutto un film molto bello da vedere e che immerge in un' ambiance d'epoca riuscita; e questo anche se qua e là compaiono errori vistosi (come il famoso mirino sul fucile). Devo ammettere che, preparata da una marea di recensioni negative non me lo aspettavo e, nonostante tutto, sono uscita dal cinema, almeno su questo, piacevolmente sorpresa. 

Tuttavia, non si possono ignorare gli errori storici macroscopici (anche se mi sembra che su Youtube parecchi si siano improvvisati storici per l'occasione). E' perfettamente vero che abbondano: manca del tutto la campagna d'Italia, che ha consacrato Napoleone; la scena della battaglia delle Piramidi in cui vengono bombardate le piramidi stesse fa ridere i polli; Austerlitz, forse la più grande vittoria dell'imperatore, è completamente sballata, dato che non fu combattuta né in pianura, né sul ghiaccio, bensì Napoleone ebbe l'astuzia di attirare gli Austro-Russi nella nebbia del fondo valle per poi impadronirsi delle alture (da leggere assolutamente al riguardo la prima parte di Guerra e pace di Lev Tolstoj, la cui ricostruzione è accuratissima). Forse proprio perché è inglese, Scott si è difeso meglio nelle scene finali sulla battaglia di Waterloo: e si potrebbe continuare così per un pezzo. Però, a mio avviso, dato che questo è un film e non un documentario, gli errori singoli, circoscritti, ancorché gravi, possono dare meno fastidio di quanto si pensi: tutto sommato, se la parte tecnica e cinematografica, se la ricostruzione d'ambiente è credibile, passino anche certi errori specifici. Posso anche accettare che Napoleone sia presente alla decapitazione di Maria Antonietta - e per di più le hanno lasciato i capelli lunghi - se però questo si amalgama bene con il senso del film; e, in effetti, si potrebbe osservare che magari "idealmente" vi era presente; oppure, la resa artistica della battaglia di Austerlitz (con le trincee! Degne della I Guerra Mondiale), che trasforma in una scena impressionante e catastrofica un singolo episodio, cioè il fatto che alcuni Russi si siano avventurati sul lago ghiacciato formato da una diga, possiede comunque una riuscita indubbia.

Molti recensori si sono focalizzati sugli errori richiamati sopra e, tutto sommato, circoscritti ancorché grossolani. Il peggio però è altrove. Il vero problema di Napoleon consiste nella sua impostazione: per esempio, mi pare molto più grave che manchi del tutto la resa del gruppo di generali, da Murat a Bernadotte, passando per Masséna, Ney, Noailles, Joubert, Labadie (e si potrebbe andare avanti per un pezzo), generali che hanno combattuto con e per Napoleone: perché la vita militare è soprattutto vita di squadra, di corpo e tra questi generali c'era una comunione di intenti e un cameratismo di grande afflato per un film. Ricordo al confronto le scene in cui Christian Clavier, interprete della serie francese Napoléon del 2002, annunciava che la Grande Armata si metteva in marcia: tutt'un altro carisma. Allo stesso modo, mi sembra lamentabile che una sola scena venga dedicata alla popolarità dell'imperatore tra le sue truppe. Napoleone era Napoleone anche e soprattutto perché sapeva guadagnarsi la stima dei suoi soldati: e lo faceva passeggiando tra i bivacchi, all'incerta luce dei fuochi da campo, magari sedendosi accanto ai suoi sottufficiali e ricordando le grandi battaglie del suo passato: Marengo, Friedland, Wagram, Austerlitz, Eylau...Tutto questo manca, il che è dovuto sicuramente a una scelta precisa di Scott e del suo sceneggiatore David Scarpa (a meno che non compaia nella parte tagliata: il regista ha promesso la messa in commercio di una versione con director's cut da 4 ore e sono curiosa di scoprire che cosa ci si trovi di quello di cui lamento io qui la mancanza). 

Jean Tulard, in assoluto il maggiore storico di Napoleone vivente e, tra l'altro, appassionato di cinema, ha indicato poi un altro difetto vistoso della messa in scena: Joaquim Phoenix, l'attore protagonista, non cambia mai nel corso della vicenda ed è sempre lo stesso da Tolone a S.Elena, senza ingrigire o incicciottire nemmeno un po' (alla fine della sua vita, l'imperatore era decisamente meno snello che a Tolone, agli esordi della sua carriera). Potrei portare anche altri esempi, ma quanto ho finora indicato rivela qual è il problema fondamentale del film: l'impostazione di base. Si è detto che il film è concentrato sulla storia d'amore tra Napoleone e Joséphine e in effetti sembra che quello sia il taglio della vicenda, ma la cosa non mi convince; è vero che il protagonista compie delle sciocchezze inenarrabili per tornare da Joséphine (come abbandonare la campagna d'Egitto, un errore gravissimo della sceneggiatura, a mio modesto avviso), ma la storia "d'amore" è spesso descritta in toni a dir poco indecenti, nonostante che manchino delle scene in deshabillé; sembra riprendere un po' di dignità solo verso la fine. Capisco che le lettere della coppia erano spesso torride, però la selezione delle stesse poteva essere operata con intenti diversi: qui sembra che si voglia denigrare il più possibile la loro storia. Tra l'altro, pare che gli attori stessi, trascinati dal modus operandi di Scott, abbiano aggiunto delle scene di loro gusto, come lo schiaffo di Napoleone alla moglie (???). 

E qui arriviamo al punto cruciale della questione: qual è il ritratto che Ridley Scott voleva offrire di Napoleone? Qualcuno ha osservato che non sia affatto vero che Scott, da Inglese, volesse sminuire l'imperatore francese: e allora mi chiedo: ah noo? Perché, onestamente, mi pare che Scott abbia voluto presentare proprio un Napoleone grottesco, per nulla credibile. Certo, Ridley Scott possiede una sensibilità speciale per il grottesco, una delle sue cifre stilistiche. Però, diciamocela tutta: per la maggior parte delle scene del film, ci troviamo davanti un emerito cretino, che non sa neanche come fare la corte a Joséphine, che se ne rimane rigido e impalato come un manico di scopa nella sua uniforme, seduto davanti a lei senza saper che dire (e questo danneggia irrimediabilmente anche la recitazione di Joaquim Phoenix, che poi non assomiglia neanche al personaggio). E poi, quando si inseguono giocando a nascondino sotto il tavolo, oppure si tirano dei pezzi di cibo nel bel mezzo di un pranzo di famiglia...Ma c'è veramente bisogno di ritrarre un personaggio storico così? Dove sono le sue capacità strategiche? E l'ambizione con cui è arrivato dove è arrivato: Tutto ei provò, la gloria, maggior dopo il periglio, la fuga e la vittoria, la reggia e il triste esiglio: due volte nella polvere, due volte sull'altar. Così si esprimeva Manzoni, che, pur non essendo un entusiasta pro-napoleonico, sapeva però riconoscere il fascino esercitato dal personaggio e la sua grandezza: l'Ottocento ha conosciuto una fittissima letteratura pro e contro Napoleone, con i Tedeschi che lo vedevano quale un orco e gli altri che lo osannavano, proprio perché era comunque un personaggio fuori dal comune. A buon diritto, Tulard osservava che se Napoleone ha entusiasmato i contemporanei e i posteri, ciò è avvenuto perché è stato l'eroe per eccellenza, quello che ha realizzato i sogni più impervi, partendo dal basso, dal suo ruolo di piccolo aristocratico di provincia, e conquistando l'Impero, su quasi tutta Europa. Di tutto questo nel film di Scott non c'è neanche l'ombra. Proprio Ridley Scott che sa essere così epico, poi rinuncia del tutto all'epica per scendere nel grottesco: si veda ad esempio il finale con la morte dell'ex-imperatore, un finale che fa cascare le braccia. 

Certo, Napoleone può stare non solo antipatico, ma essere decisamente denigrato da chi appartiene alla parte avversa: fin dalle prime pagine di Guerra e pace Tolstoj (almeno attraverso la bocca dei suoi personaggi) lo qualifica come l'Anticristo e poi, in tutta una serie di scene che abbiamo analizzato con i miei studenti, lo descrive come il tipico tiranno, egocentrico, capriccioso, capace di ascoltare solo se stesso e di rinviare il povero Balasov, il rappresentante diplomatico russo, dopo non avergli lasciato praticamente spiccicare parola. Però, a parte il fatto che Tolstoj è ovviamente di gran lunga al di sopra di Ridley Scott, egli si può permettere questa descrizione negativa per due motivi di base: primo, è fedelissimo ai fatti e li ricostruisce con acribia di erudito, dopo aver condotto prolungate ricerche, quindi il suo Napoleone si vuole profondamente realistico; secondo, lo scrittore russo non sminuisce veramente l'imperatore, anzi, si rende perfettamente conto del pericolo che rappresenta. Intendo dire: non lo sottovaluta. E' un grande, ma un anticristo, un personaggio la cui volontà provoca tragedie e contro cui i Russi combattono letteralmente con le unghie e coi denti per difendere la loro patria fino all'ultimo respiro (vedere le pagine su Borodino al riguardo). Quello di Ridley Scott è invece, ripeto, un emerito cretino: e sono poche le scene in cui si salva (forse una è quella qui sotto, con Wellington, il suo vincitore di Waterloo).

In conclusione: la maggior parte dei recensori si sono concentrati sulle inesattezze, o sui grossolani errori storici; io mi scandalizzo molto di più per il quadro di insieme che è un vero e proprio tradimento della storia. Per questo ritengo che il film di Scott rappresenti un'ennesima forma di vendetta, la più perfida, degl'Inglesi contro l'Imperatore: non lo prende minimamente sul serio, anzi, lo presenta come un imbecille, uno che non è neanche in grado di fare la corte a sua moglie, che la insegue gattonando sotto il tavolo o che aspetta l'iniziativa di maman per avere un'amante e un figlio; per non parlare di quando abbandona le campagne militari per inseguire la fedifraga adultera. Così Napoleone sembra una marionetta e tutti coloro che hanno combattuto per o contro di lui niente di meno. Mi è venuto persino il dubbio che sotto sotto ci sia un po' dello spirito della Brexit (mah). Temo però che invece sotto ci sia lo spirito a dir poco molto disinvolto che negli ultimi decenni si è sviluppato contro la storia. La storia rappresenta il nostro principale termine di confronto per il presente: quando essa viene tradita in modo così clamoroso, la riflessione e l'insegnamento che ne possono emanare vanno del tutto perduti (come Cicerone sosteneva: Historia magistra vitae). E infatti, a parte le belle scene, non mi sembra che da questo film emerga alcun messaggio particolare (a differenza del Gladiatore, che invece possiede un suo significato, nonostante gli errori storici). Forse Scott (provo ad essere magnanima) voleva denigrare a priori la sete di potere e ridurne il suo latore al livello di una marionetta: però, onestamente, non si capisce. E' inutile poi che egli ripeta sprezzantemente ai suoi critici: "Fatevi una vita", quasi che fossero dei frustrati incapaci di comprendere l'arte o il linguaggio cinematografico. Non basta la forma: quando l'arte si svuota di contenuto, cosa rimane per le nostre giovani generazioni?

Per la mia recensione ho consultato le seguenti, che considero le più interessanti: 

Napoléon: l'historien Jean Tulard analyse le film de Ridley Scott, Synopsis.média https://www.youtube.com/watch?v=_WSL9lhVsyA 

Napoleon di Ridley Scott: un film indecente, un documento straordinario, Aldo Giannuli https://www.youtube.com/watch?v=VIA19HkL9nQ 

La recensione di Giannuli è molto valida perché sottolinea la "svalutazione di ogni profondità culturale" tipica del modello hollywodiano (cui in fin dei conti anche Scott aderisce). 

Napoleon di Ridley Scott, il film che aspettavamo o temevamo?, Pillole di storia. La biblioteca di Alessandria, https://www.youtube.com/watch?v=1H6RJznLaRw&t=156s 

Napoleon di Ridley Scott è solo "propaganda femminista" e pro-inglese come dice qualcuno?, La biblioteca di Alessandria https://www.youtube.com/watch?v=8PikcO4dNFU&t=2s 

giovedì 22 febbraio 2024

Dolce libro autunnale

Dolce libro autunnale

Ho concepito questa ricetta alcuni giorni fa, dandomi a un guizzo di creatività improvvisa, nutrita di tutta una serie di ingredienti ancora intonsi, ma da impiegare alla svelta: dei savoiardi ancora impacchettati, della marmellata di arance acquistata tempo fa con tanti progetti dolciari in mente, una lattina di pere sciroppate ormai quasi arrivata a scadenza, una vaschetta di mascarpone ermeticamente chiuso ecc. Presa dal mio estro culinario, con l'avventatezza tipica dei grandi maestri che si lanciano in creazioni tanto più azzeccate quanto più temerarie, ho messo insieme un dolce che, essendo a strati di vario spessore, ricorda un libro, anche perché presenta le variazioni di bianco e beige tipiche della carta. Inoltre, il riferimento all'autunno è dovuto ad alcuni ingredienti, specie le pere, e al suo tasso calorico, decisamente adeguato al freddo. Il risultato è magnifico, anche perché i sapori si sposano benissimo. Ecco qui la mia creazione.

Un pacchetto di savoiardi
Mascarpone 250 gr. 
Una lattina di pere sciroppate
Marmellata di arance qb.
Liquore amaretto qb.
Zucchero, alcune cucchiaiate.
Acqua qb.


Preparate prima di tutto lo sciroppo di amaretto: diluite un po' di liquore con l'acqua, aggiungete un cucchiaio di zucchero e mescolate. Dopo avere imburrato uno stampo da plum-cake, immergete i savoiardi nello sciroppo di amaretto e cominciate a coprire con essi il fondo dello stampo. Sopra il primo strato di biscotti inzuppati, spalmate la marmellata di arance; quindi, cospargete la superficie della marmellata con le pere sciroppate tagliate a pezzetti. Distribuite sopra questo primo strato un'altra mano di savoiardi inzuppati nell'amaretto, infine mescolate il mascarpone con 3-4 cucchiai di zucchero e, dopo averlo ammorbidito, spalmatelo sul secondo strato di savoiardi. Infine, potete coprire con altri savoiardi a piacere. Conservate in frigorifero per alcune ore prima di servire e...gustate il vostro libro autunnale!


Potete certamente sostituire uno degl'ingredienti a piacimento: per esempio, potete provare altri tipi di marmellata o di frutta,  o anche cambiare il liquore: penso infatti che approfitterò di questa struttura base per inventarmi qualche cosa di nuovo. Tuttavia, è indispensabile fare attenzione a come i gusti si sposano: in questo caso, la marmellata di arance è un poco amarognola, ma la sua sfumatura un poco amara si coniuga benissimo con le pere, che sono molto dolci, mentre queste ultime, a loro volta, si intonano alla perfezione con il liquore amaretto. Infine, il mascarpone come copertura finale fornisce la nota cremosa e un poco neutra che avviluppa e congiunge bene il tutto. Probabilmente, si potrebbe provare una variante ad es. con fragole o mele o pesche; con le pesche o le mele andrebbe ancora bene l'amaretto, mentre le fragole esigerebbero qualcos'altro. Anche per le confetture o i liquori c'è l'imbarazzo della scelta: il dolce a libro è comunque molto facile e rapido da preparare e si basa sulla varietà del ripieno, che associa gusti diversi. 


sabato 17 febbraio 2024

Torna il blog!

Torna il blog!


Cari Amici,

dopo più di  un anno di “chiusura per manutenzione” e un periodo più lungo dominato da “necessità germanofone” (= fiabe in tedesco), ecco qui, a grande richiesta dei miei studenti, il ritorno del BLOG! E in italiano (a questo punto, i germanofoni se lo dovranno imparare). La veste stilistica è sempre la stessa, ma ritornano, assieme alle avventure tragicomiche mie e dei miei studenti (pudicamente coperti da anonimato, ma vivi e vegeti e oltremodo dinamici), altre categorie di post, come le recensioni cinematografiche e letterarie, le apprezzatissime ricette di cucina (specie di dolci), le discussioni spirituali, letterarie e culturali e, da quest’anno, una nuova categoria: L’angolo del mistero, nutrito da “spigolature paranormali” che ho ricavato dai miei studi sulle concezioni culturali, classiche, cristiane e non solo sull’aldilà. Il tutto, come sempre, aperto ai miei studenti e a tutti i “passanti” che volessero imparare qualcosa, nutrire la propria curiosità o anche solo fare una bella risata. 

Quindi, TORNA IL BLOG!!! Perché il blog è:

1) Ricco.

2) Simpatico e spiritoso.

3) L'ho capito dai miei studenti, che continuano a richiedermelo: è un vero patrimonio dell'umanità.

Quindi, cari amici, ben tornati e riprendiamo da dove eravamo rimasti (come disse qualcuno)…

Un bacione a tutti e grazie!




Dante, la Bibbia e i "miracoli" del "Roiti"

Dante, la Bibbia e i "miracoli" del Roiti

Stavo pacificamente correggendo sul divano un pacco di compiti di Letteratura italiana:  soggetto il Purgatorio di Dante. Arrivo al compito di un giovanotto che va, lo sottolineo, abbastanza bene e leggo: "Le anime del Purgatorio aspirano al suffragio universale". A questo punto mi cascano le braccia e mi abbandono sullo schienale del sofà. Poi, per riprendermi,  whatsappo (neologismo mio) la perla in questione a mio fratello, che insegna Storia della Moda allo IED e si sciroppa quotidianamente dei pupilli di qualche anno maggiori dei miei, ma su cui mi racconta praticamente delle storie analoghe ("Professore,  non ho finito il programma:  posso dare ugualmente l'esame?"). Mio fratello mi risponde a stretto giro di posta e perfettamente a tono: "E caddi come corpo morto cade." (cfr. Inferno 5,142). Invece, il collega di Storia e Filosofia della stessa classe mi risponde sempre via messaggio: "E invece all'Inferno chiedono il diritto di sciopero!". Ovviamente. 


Così ci consoliamo noi docenti davanti alle fesserie che troviamo nei compiti: piangiamo l'uno sulla spalla dell'altro e nelle pause ridiamo (per non piangere). Quando ho spiegato al giovanotto in questione che il suffragio universale non c'entra niente con il Purgatorio di Dante, lui non si capacitava:
- Ma come, prof? Non si dice che le anime hanno bisogno di suffragio? -
- Ma il suffragio universale riguarda le elezioni!  Mica mandi a votare le anime purganti prima di spedirle in Paradiso??? - 
Aggiungo che il medesimo soggetto, durante la mia spiegazione sulla Gerusalemme liberata di Tasso di qualche giorno fa, alla mia domanda: "Contro chi combattevano le potenze cristiane alla battaglia di Lepanto?" (1571, se non ve lo ricordaste), lui passando davanti alla cattedra con un sorrisone, risponde: - I Cartaginesi! - 
Io proprio ce lo voglio vedere Annibale al centro del Mediterraneo con gli elefanti, al posto delle galee turche...Comunque, il solito collega di Storia ha commentato:  "Ma io vorrei proprio sapere chi è stato quel cane che gli ha insegnato Storia l'anno scorso?" 
Anche io mi chiedo spesso chi è stata quella cretina che gli ha insegnato Lingua Italiana gli anni scorsi, ma temo di vedere la risposta nello specchio del mio bagno. 


Questi sono fatterelli recenti, freschi freschi della fine del quadrimestre, quando le perle e i compiti da correggere si ammucchiano,  tanto che in certi momenti sembra di stare in una gioielleria. Peccato che non le possa vendere:  diventerei ricca.
Dante è una grande fonte di ispirazione per le assurdità dei miei pupilli. Qualche anno fa, sempre durante la correzione dei compiti su Dante, avevo raccattato un paio di aneddoti finiti prontamente sulla mia pagina Facebook e che ora reimpiego qui. Prima di tutto, qualcuno ebbe il coraggio di scrivermi quanto segue: "Dante descrive nella Divina Commedia la vita nel regno dei morti". Non c'è che dire, non fa una grinza (ma si rileggono mai? No, MAI. Sennò non esploderebbero a ridere quando gli rileggo io quello che sono stati capaci di scrivere). L'acme l'ha però toccato quel tizio (e non sono mai riuscita a capire l'ingorgo mentale che ha seguito per scrivermi quel tanto), quel tizio che ha osato scrivermi, testuali parole, che Virgilio era "protestante". Se qualcuno dei miei affezionati lettori (25, come quelli di Manzoni), se qualcuno riesce a capire per quale rigirio mentale sia arrivato a tanto, lo pubblico qui sul blog in premio. 


Quest'anno però alcuni aneddoti proprio divertenti vengono dalla prima, quella dello Scientifico Biomedico e dalle lezioni sugli Ebrei e la Bibbia. Sono bravissimi ragazzi, sempre attenti: però qualche defaillance capita anche lì, soprattutto quando si tratta di Bibbia, religione e affini. 
Per chi non se lo ricordasse, dopo Salomone il Regno ebraico si è spaccato in due: le 10 tribù del Nord si sono staccate da Gerusalemme per formare il Regno d'Israele, mentre a Sud è rimasto il Regno di Giuda, governato dalla dinastia davidica. Il Regno del Nord è stato conquistato assieme alla capitale Samaria dagli Assiri nel 721 a.C.: il regno di Giuda ha resistito fino al 586, quando Gerusalemme è caduta nelle mani dei Babilonesi, successori degli Assiri. Fu l'inizio del famoso esilio a Babilonia. 


Ebbene, stavo interrogando M. che è un giovanotto in gamba - è anche il rappresentante di classe - ma che quel giorno aveva parecchi dubbi. Secondo me, non aveva ripassato. In ogni caso, gli chiedo come è andato a finire il Regno d'Israele e lui mi parla della spaccatura in due del regno, poi si impantana sull'invasione assira. Io provo a farlo arrivare a destinazione.
- E gli Assiri hanno conquistato....-
Lui continua coi dubbi. - Sa, sa, sa....- sillaba. Stava cercando di ricordare il nome di Samaria. Senonché prorompe infine:
- Santa Monica! -
E io: - Bravo! Gli Assiri in California!  - 
Giustamente il mio collega Giovanni osservava poi che non è tanto facile trovare un santo canonizzato in epoca pre-cristiana (per poi spostarlo nelle Americhe).Noi ci siamo riusciti. In pieno. 


Del resto, la cosa non mi stupisce più di tanto, perché nel compito precedente qualcuno era giunto a scrivermi che gli Assiri (i massimi esperti di carri da guerra) avevano "i carri armati". Bisognerà spiegarlo agl'Inglesi, che pensavano di averli introdotti per primi nel 1916 alla battaglia della Somme. 
Comunque, da quel giorno "santa Monica" - nessun riferimento alla veneranda madre di S.Agostino - è diventato nella mia classe prima di Biomedico sinonimo di "grossa fesseria detta all'interrogazione". Ogni tanto torna a galla e quando qualcuno dice una sciocchezza e io rimango interdetta e sconsolata, M. mi chiede ridendo: "Prof!...Santa Monica?" E io annuisco: "Sì, hai proprio ragione: Santa Monica!". 
Questi sono i miracoli nostrani: siamo riusciti a trasformare una santa venerata in un sinonimo di disastri scolastici, Virgilio in un protestante, le anime purganti in suffragette e a spostare addirittura gli Assiri nel tempo e nello spazio, dal Medio Oriente del X sec. a.C. alla California odierna (Hollywood!), con tanto di carrarmato. Al confronto, la fisica quantistica ci fa un baffo.

mercoledì 20 aprile 2022

Poesia notturna 1

 


Poesia notturna 1

Nella notte primaverile,
mentre tutto è silenzio
e soli vegliano i ricordi,
alla candida luce della luna
piena mi chiedo infine:
se è valsa la pena separarci,
se ho fatto tutto il possibile,
se ti ho compreso davvero.
Solo i tuoi occhi puri
Potrebbero rispondere.
E l’aria della notte, quieta,
s’impadronisce
Delle mie domande (adf).

Ho pregato molto ultimamente e sento che con te ho sbagliato, che non ti ho capito abbastanza, che mi manchi...

mercoledì 6 aprile 2022

Atto di consacrazione alla Divina Misericordia e al Cuore Immacolato di Maria delle coppie in gravi difficoltà

 

Atto di consacrazione alla Divina Misericordia ed al Cuore Immacolato di Maria delle coppie in gravi difficoltà

Signore Gesù, Divina Misericordia, 

dal profondo del mio dolore invoco Te e il Cuore Immacolato della Tua santissima Madre perché salviate l'amore che mi lega a..... 

Noi ci amavamo: per un certo tempo abbiamo creduto che Tu stesso ci avessi fatto incontrare e fossi la scintilla del nostro amore; e questo perché affrontassimo la vita insieme sulla via che Tu stesso ci avevi preparato. Ma ora i bei ricordi e i giorni felici appaiono lontani, dubito di tutto e non so più cosa fare. Le difficoltà, le tempeste dell'esistenza, le nostre ferite interiori e i peccati nostri e degli altri ci hanno allontanato l'uno dall'altra; tanto che sembra ormai impossibile che possiamo tornare insieme. Sembra ormai impossibile che il nostro stesso amore sopravviva. 

Tutto ci ha diviso; e io non posso proprio fare più niente per rimediare. Oggi, Signore, io ho paura di perdere chi amavo, chi ritenevo parte di me; ho paura di fallire. Non riesco a immaginare il mio futuro senza questa parte di me, senza il mio amore. Io non posso fare più niente: le difficoltà in cui mi dibatto sono tali, che quasi sono alla disperazione. Solo Tu puoi fare un miracolo, perché niente Ti è impossibile. La Tua Divina Misericordia e il Cuore Immacolato di Maria, Tua Madre, sono davvero l'ultima spiaggia per chi ormai dispera. 

Per questo, con tutto l'amore e il dolore del mio cuore, sono qui davanti a Te per consacrare alla Tua Divina Misericordia e al Cuore Immacolato della Tua Santissima Madre Maria l'amore e il rapporto che mi lega a.....  A Voi consacro tutto il nostro essere, il nostro cuore, il nostro pensiero, i nostri corpi, le nostre anime. Provo un profondo pentimento per tutti i miei peccati e desidero impegnarmi in un sincero cammino di conversione: ma Tu sostienimi con la Tua forza, altrimenti non ce la farò. Mi abbandono completamente a Te: fai di me quel che riterrai più giusto. 

Tu insegnasti a S.Margherita - Maria Alacoque che la consacrazione a Te rappresenta il nostro consenso a che Tu possa agire pienamente in noi per il nostro bene: ed ecco, sulla base di questa fiducia, io sono qui davanti a Te e, spiritualmente, insieme a....  perché Tu possa agire pienamente secondo la Tua santa volontà in noi, nel nostro amore e nel nostro rapporto di coppia. So che la Tua santa Volontà è la migliore, che ci porterà al nostro bene e all'armonia e ristabilirà la verità fra noi: perché solo la verità rende liberi (Gv. 8,32). Ti amo e nutro piena fiducia in Te.

Instaura il Tuo Regno di Verità e Misericordia tra noi due. Così come mi abbandono pienamente a Te, per permetterTi di agire, faccio lo stesso con Tua Mamma e il Suo Cuore Immacolato, in cui saremo al sicuro: perché Lei è la strada migliore per giungere a Te. A tutte le nostre difficoltà, alle nostre numerose ferite, finanche alla nostra conversione che sola ci riporterà la pace e la verità, pensateci Voi, come pensaste e provvedeste alla coppia di sposi che Vi ebbe ospiti a Cana. Da allora, le coppie e le famiglie sono il terreno prediletto per l'azione della Tua Misericordia e dell'Amore sollecito di Tua Madre. Che la Vostra azione in noi possa essere testimonianza del Vostro Amore, darVi gloria ed attirare al bene ed alla felicità anche altri. 

Perciò, con somma fiducia e abbandono in Voi, ribadisco la nostra consacrazione, mia e di...., dell'amore e del rapporto che ci lega, alla Tua Divina Misericordia e al Cuore Immacolato della Tua santissima Madre Maria. Eliminate ogni ostacolo tra noi, ogni ferita, ogni peccato, e ridonateci l'armonia, l'amore e il rispetto reciproci. Pensateci Voi. Grazie con tutto il cuore per avermi ascoltato. Amen.


Questa consacrazione nasce dal presupposto che veramente la Divina Misericordia è l'ultima spiaggia per chi è in gravissime difficoltà: e mai come ora Essa è indispensabile, nelle famiglie e nelle coppie. Qui non vengono menzionati solo gli sposi, ma anche tutte quelle coppie che avevano buoni motivi per ritenere che il loro rapporto fosse ben fondato. Non a caso, la preghiera di consacrazione è formulata in modo che la possa recitare anche uno solo dei due, proprio perché le difficoltà che oggi sperimentano molte coppie sono veramente gravissime e lasciano spesso soli. Mai come ora il "leone" ci circuisce per "divorarci" (cfr. 1Pt. 5,8): dove arriva intende distruggere. 

Lo studio del carteggio di S.Maria Margherita Alacoque, la prima apostola del Sacro Cuore, evidenzia che una consacrazione ha un valore pressoché legale (la santa era figlia di notai): essa esprime un libero consenso che permette a Dio di agire il più possibile dentro di noi. Proprio perché Dio rispetta infinitamente la nostra libertà, è giusto sottolineare questo valore pressoché "legale" di una consacrazione, in quanto Egli ha bisogno del nostro consenso; essa è però innanzitutto un atto di fiducia e abbandono. Non abbiamo nulla da temere affidandoci a Lui e a Sua Madre: Loro faranno veramente il meglio per noi. Tuttavia, è bene essere sinceri, nel pronunciarla, quanto alla propria volontà di pentimento e conversione: almeno, essere disposti a iniziare. Lui supplirà il resto, come già diceva a S.Margherita - Maria. 

La consacrazione può essere ripetuta tutte le volte che si vuole. In particolare, può essere ripetuta come novena, in special modo in vista della festa della Divina Misericordia (I domenica dopo Pasqua), tra il Venerdì Santo e la festa stessa. Chiunque ritiene di averne bisogno la pronunci: la Divina Misericordia è ansiosa di elargire le Sue grazie in modo sovrabbondante. 

sabato 11 settembre 2021

La preghiera della Principessa

La preghiera della Principessa

Racconto esemplare, da leggere con molta calma e in un luogo tranquillo, da soli, per meditare e prendere le giuste decisioni. 

Una graziosa stanzetta di giovane donna: tende a ricami, mobili in legno chiaro, tessuti color pastello, fiori e un lumino acceso dinnanzi all’immagine della Vergine. Davanti a Lei, in ginocchio, prega la Principessa, rivolgendoLe di tanto in tanto lo sguardo con amorevole fiducia. La ragazza sta chiedendo aiuto alla dolce Mamma per il suo Principe. Infatti, Lui ha molto bisogno del Suo aiuto. Ha deciso di confidarLe tutto quanto è avvenuto in questi ultimi giorni, così, come una figlia, per chiedere che cosa fare e, soprattutto, per chiederLe di continuare a proteggerlo. E inizia a raccontarLe, affidandole tutto nella preghiera:

“Cara Mamma, tu sai che, fin dall’inizio, un’idea fissa mi ha guidato nei miei rapporti con lui: mantenere il contatto. Certo, ci sono stati anche i momenti in cui non sapevo più cosa fare e ho ceduto; ma poi sono sempre ritornata da lui. E ogni mio ritorno, lo sapevo, in realtà rappresentava un rafforzamento del nostro legame. Difatti, dopo due anni, quando ho capito di che cosa lui soffriva veramente, è emerso che il contatto fedele e amorevole costituiva per lui la terapia migliore.

Questo principio mi ha guidato anche le poche volte che ho visitato la sua parrocchia, nel piccolo villaggio presso le colline dove abitano i suoi. La prima volta sono stata nella sua chiesetta nel novembre 2018: e quel giorno ho deciso di chiedere un colloquio con il suo parroco, che è veramente un santo. In quel colloquio, un mese dopo, lui mi ha detto delle cose chiaramente ispirate dallo Spirito Santo, quindi ho fatto bene. Ma quello stesso primo giorno, mentre io parlavo col parroco, sono sopraggiunti due signori anziani che hanno cominciato a parlare piacevolmente con me. Sottolineo: non sono andata a cercarli io. Loro si sono uniti al gruppo quando ormai avevo finito di chiedere un colloquio al parroco. Mai e poi avrei potuto pensare che uno dei due era il padre del mio Principe (anche perché è molto più basso!).

Ho deciso di tornare in quella chiesetta, così semplice e luminosa, per l’Epifania 2019 e allora, è successa una cosa un po’ particolare, che per delicatezza non ho mai rivelato al mio amato: mi sono fermata a salutare l’altro signore che avevo conosciuto quella volta (il sacrestano, pure un sant’uomo) e  poi è passato suo padre. E mi ha guardato come se fossi un fantasma, quasi con paura e imbarazzo. La cosa mi ha addolorato, ma non per me: mi sono resa conto che il suo atteggiamento nei confronti del figlio e delle sue sofferenze era profondamente irrazionale. Non l’ho mai detto al mio Principe, ripeto, per non farlo sentire a disagio; ma, del resto, era una sfumatura e, forse, mi ero sbagliata. In seguito, a gennaio, ho rivisto il parroco all’abbazia e gli ho riferito di che cosa soffriva il mio Principe, perché ero riuscita finalmente a capirlo; ma poi ho compreso che lui non poteva fare niente per aiutarlo. Non sono tornata più là per più di un anno e mezzo. Infine, sono tornata in quella chiesetta ad agosto dell’anno scorso; e allora, con uno stratagemma, suo padre mi ha incluso in una foto di gruppo. Infine, sono tornata quest’anno, tre volte: sempre perché, dopo avere pregato Te, Mamma cara, sentivo ed ero certa che fosse giusto. Mamma: lo so, forse il mio Principe non sarebbe d’accordo: eppure, io sono sicura che è stata la cosa giusta da fare. Perché era una maniera di rendermi presente e la verità rende liberi”. Il lumino guizza più vivamente sotto l’immagine della Vergine, tanto che Lei sembra sorridere benevolmente. E la Principessa ha bisogno di quel sorriso. Poi riprende a parlarLe  fiduciosamente.

“Mamma cara, il giorno della Tua festa, l’Assunta, io ero all’abbazia, perché ormai per me è una bella tradizione assistere alla S.Messa lì; e quel giorno, si è venuto a sedere accanto a me un signore che poi ho riconosciuto essere sempre il papà del mio Principe. Lui non mi ha detto niente, io neppure, ma non me lo sarei mai aspettato: in una chiesa così grande! Mi sono venute in mente le innumerevoli volte che io incrociavo il mio Principe per strada, con coincidenze incredibili, come se Qualcuno ci ponesse l’uno sulla strada dell’altra. Però, mi è parso strano questo silenzio completo, questo ignorarmi del tutto dopo che lui aveva cominciato a parlarmi tempo prima e io non avevo fatto nulla per mancare nei suoi confronti. Il lunedì dopo sono andata al S.Rosario alla chiesetta: c’era solo qualche signora e, poi, uscendo, è passato in bici il Principe; ma non ho potuto dirgli niente. Lo amo tanto, Mamma: ma apparentemente, non basta, o non serve. Sono tornata due settimane dopo. Però Mamma – e guarda con fiducia alla Vergine, che sembra sorriderle – Tu sai che il mio motivo per tornare a fine agosto era un altro. Sono molto preoccupata per le persone care che hanno subito la v. ed ero tormentata dall’idea che qualcuno dei suoi cari lo fosse; infatti, in tal caso, si rischia, soprattutto durante l’ondata autunnale, il potenziamento della malattia. 

Ora io volevo far passare la serie di consigli che do abitualmente a chi conosco – fare riserva di determinate medicine e di lattoferrina, prendere integratori alimentari di vitamine e di zinco, prevenire ogni infezione virale con fumenti ecc.- proprio per evitare che i v. si ammalino e  possano incorrere nel potenziamento della malattia. Ero preoccupata per loro e la loro salute. Quindi, quella sera mi sono ritrovata a chiacchierare con il sacrestano, in modo spontaneo – del resto, le poche volte che sono andata alla chiesetta, mi sono sempre fermata a salutarlo volentieri perché è davvero amabile – e, dato che ormai siamo abbastanza in confidenza e mi fido di lui, dopo un po’ ho anche ammesso, in tutta riservatezza, che io sono “l’aspirante nuora” del padre del mio Principe, ma che ormai sono un “aspirapolvere”, perché lui è talmente timido che mi scappa via. Ho chiesto a questo gentile signore di tacere e la cosa ed è finita lì. Mamma, perdonami, forse avrei dovuto tacere…ma forse il buon sacrestano lo aveva intuito. Ma vedi…quando ami qualcuno non riesci a starne sempre lontano. Qualcosa ti trasporta sempre da lui e so che anche Tu, seppur in maniera diversa, lo hai vissuto. E fatichi a non parlarne. Quello che ho vissuto, in questi anni, tenendo perennemente nascosto il mio amore dentro di me, impedendomi di viverlo, di parlarne, di esprimerlo come sarebbe giusto, mi ha fatto letteralmente implodere. E ora è peggio che mai, perché non lo vedo più”. La Vergine pare quasi chinare il bel capo verso la Principessa, che ora fissa il tessuto a fiori della sua camera e pare dimentica di tutto e persa in un sogno lontano…Un sogno di amore mai realizzato. Poi riprende, sussurrando.

“Lunedì scorso, Mamma, sentendo che era giusto che tornassi – eccome se lo era – sono andata nuovamente al S.Rosario – anche se sono arrivata tardi, perché lo avevano anticipato di mezz’ora. Anche quella sera, il padre del Principe mi evita, mi sogguarda, mi gira intorno a distanza come “il falco”. Io non me ne curo, anche se non avrei niente in contrario a che mi chiedesse qualcosa. Dopo la fine, ho passato comunque una ventina di minuti con il sacrestano e lui, visibilmente preoccupato, a un certo punto mi ha detto di lasciar perdere e che il Padre del Principe gli ha riferito in settimana quanto segue: il Principe avrebbe un’altra ragazza, una tedesca, entrambi i genitori sarebbero molto contenti, addirittura lui gliel’avrebbe portata a casa e presentata. Poi però il sacrestano si è raccomandato che io non rivelassi niente al Principe stesso, il che mi è apparso strano, molto strano”. Il volto della Principessa riflette a questo punto una tristezza profonda. Rimane in silenzio per parecchio tempo, poi riprende, con maggiore slancio.

“Mamma, anche se sono rimasta tranquilla, è inutile che ti dica quanto questo ennesimo colpo mi ha ferito. Mi sono sentita come se il mio stomaco e il cuore se ne fossero discesi in cantina. Ho ringraziato il sacrestano – che, poverino, soffriva per me e non ha nessuna, nessunissima colpa in tutta questa storia, quindi va lasciato in pace – e sono partita, chiedendo spiegazioni al Signore e a Te. Perché, onestamente, sono stufa di essere presa in giro. Prima però di dirTi che cosa credo sia veramente successo, vorrei precisare alcuni punti importanti.


Mamma, io non voglio esaltare quello che ho fatto, perché lo amo molto e, in fin dei conti, credo di avere fatto solo quanto era giusto: amarlo non è un merito. Però è giusto anche aggiungere: nessuno, nessuno può rendersi conto di quanto ho sofferto. Per 4 anni e mezzo ho subito di tutto: sono stata ignorata, rifiutata, evitata, messa da parte, in certi momenti addirittura umiliata e insultata gratuitamente. Proprio a me, che già venivo da un passato post-traumatico, questo trattamento faceva un effetto ancora maggiore che a un altro. Mi bruciava il cuore. Solo di rado ho ricevuto qualche sorriso o parola buona. Se l’ho tollerato, non è perché sono scema; so bene quello che faccio e non sono per nulla masochista. Anzi, data la situazione, Mamma cara, e Tu lo sai molto bene, avrò pensato di lasciarlo perdere e mandarlo a quel paese almeno una cinquantina di volte. Ma Tu sai benissimo, Mamma adorata, perché sono rimasta accanto a lui: perché me lo dicevi Tu. “Non lasciarlo mai”, mi hai detto; e ogni volta che intendevo lasciar perdere, Tu, o qualche santo, come Santa Rita o Padre Pio, mi dicevate di perseverare, di rimanergli accanto e di continuare a pregare. Sempre continuare a pregare. Non ho mai smesso di pregare e di amarlo fedelmente. E poi sono rimasta perché mi rendevo conto, soprattutto, di quanto il mio Principe soffrisse: vedevo che, quando mi mandava via, in realtà il suo comportamento era dettato dalla sofferenza che si portava dentro. E allora sono rimasta. E ho fatto acrobazie per aiutarlo. Ai limiti dell’impossibile. Passando regolarmente per scema, anche se non era vero. Accumulando le brutte figure, anche se mi sarei meritata tutt’altro. Ma non le temevo affatto, perché l’ho sempre amato.


Un’altra cosa, Mamma, molto importante. Il punto di vista maschile, di solito, è che, se lui non mi ha rivelato il suo amore per me, se insomma non mi ha detto niente, lui non ha nessuna responsabilità nei miei confronti. Questo è falso e posso dimostrarlo. La forma spesso non basta, anzi, è direttamente in contrasto con la sostanza. Quando ero piccola, a scuola, presi in prestito un bel libro, che s’intitolava
Il Vangelo della vita: al suo interno, vari capitoli fornivano riflessioni e consigli su aspetti importanti dell’esistenza, come l’autocontrollo, la generosità, l’amore per il prossimo, la rettitudine ecc. Da allora me ne ricordo una frase molto importante: “Se un giovane mostra delle attenzioni nei confronti di una ragazza, suscitando le sue speranze, poi si dilegua, si è comportato in modo sleale nei suoi confronti”. In amore, molto passa attraverso il linguaggio corporeo e le piccole cose: proprio quello che c’era tra noi.  

Ora, il mio Principe, certo a causa del suo trauma, ha sempre avuto nei miei confronti un atteggiamento ambivalente, tra bisogno di amore ed evitamento, se non addirittura rifiuto; ma è bastato che io capissi di che cosa soffriva, perché fosse tutto chiaro: sia che mi cercasse, sia che mi mandasse via, ogni suo atto proveniva dal fatto che io ero molto, ma molto importante per lui; quindi, anche quando mi evitava, ciò derivava dalla paura che aveva di essere rifiutato da me. Tutto, ma proprio tutto nel suo atteggiamento tradiva che lui mi amasse. Lui può anche avermi detto che non poteva stare con me, ma il nocciolo della verità era più profondo: e anche se lui non lo voleva ammettere, la comunicazione tra noi è sempre, sempre stata impostata secondo le esigenze di una relazione tra un uomo e una donna. Per esempio: quando io lasciavo la biblioteca, lui era perfettamente consapevole che io lo avrei atteso ai piedi della scala. Talora, sembrava anzi che lui aspettasse quel momento. Erano dei segni, un linguaggio, che capivamo solo noi: il linguaggio, impercettibile agli altri, dei segni discreti dell’amore.

Mamma, ne sono sicura: per buona parte di questi ultimi anni, lui ha creduto che noi potessimo un giorno coronare il nostro amore. Lui ci ha creduto, altrimenti non ci sarebbe rimasto così male, a marzo, quando, non sapendo più come smuoverlo, ho interrotto le lettere. Lui sperava di guarire. Probabilmente, lo spera e ci crede ancora. Non sono stupida: me ne accorgo. Così come mi accorgo del fatto che lui mi segue, in varia maniera, di nascosto. Quindi, in una situazione del genere, dire che lui non ha responsabilità nei miei confronti solo perché formalmente non mi ha detto nulla di preciso è scorretto. Ma per decidere la questione, per parlarmi sinceramente, sia  che avesse inteso dirmi di sì, che se fosse stato costretto a dirmi di no, avrebbe dovuto essere pienamente sincero con me e ammettere di avere un problema serio. Ma questo non è mai riuscito a farlo”. Lei tace, si rilassa sui calcagni e fissa la Vergine, in alto, sorridente sopra il capo del Suo bambino. Lei comprende. Nessuno ha mai voluto comprendere l’amore della Principessa, forse, calato com’era nei suoi problemi, neanche il Principe: e nessuno, quindi, l’ha presa sul serio. E’ triste, tristissimo, quando le persone non riescono o vogliono vedere la verità…Ed è anche più triste la condizione di chi la vede e, proprio per questo, non viene preso sul serio dagli altri. Una brezza leggera fa ondeggiare lievemente i fiori dinnanzi alla Vergine, quasi malinconicamente. Tutto tace, come in attesa.

“Infine, un’ultima cosa, forse la più importante di tutte. In questi anni, Mamma cara, la Tua presenza accanto a noi due è stata continua e dovrei scrivere un libro per richiamare tutti i segni che ci hai dato della Tua vicinanza a noi. Tu mi hai detto e fatto capire più volte che volevi io rimanessi con lui. Persino padre A. mi ha detto di portare al mio Principe un regalo da parte Tua. Ebbene, ne sono sicura: questa è la Tua amorevole risposta perché quando lui era piccolo, o anche in seguito, quando si sentiva solo, non amato, rifiutato e gli mancava la tenerezza di un autentico amore materno, Lui si rivolgeva a Te. Io stessa l’ho visto pregare davanti alla Tua immagine, quella della Madonna delle Grazie, con la testa tra le mani, il giorno del Corpus Domini 2018. E Tu, allora, hai mandato me. Ecco perché il legame tra noi è rimasto, nonostante tutto, così solido. E chiunque si schiera contro questo, inevitabilmente, agisce contro di Te, contro il Tuo amore, probabilmente su seduzione dell’avversario, perché Tu vuoi salvare; Tu lo vuoi sano e forte, lo vuoi guarire. Tu dimostri e hai dimostrato un amore costante e indefettibile nei confronti del mio Principe. Grazie. E ora, ti prego, Mamma, di concludere in bene la Tua opera”. 

"Ma adesso, infine, Ti dico quello che penso dell’accaduto. Può essere, in effetti (e io cosa ne so?), che lui si sia trovato un’altra all’estero: mi pare un po’ strano in tempi come questi, in cui spostarsi è diventato molto più difficile, ma può sempre essere. D’altronde, lui si sente tanto male con me, che non capisco come potrebbe interagire tranquillamente con un’altra in una situazione simile. Certo è migliorato, ma ce ne vuole prima di potere presentare una ragazza in famiglia! E che lui, con la sofferenza che prova, sia arrivato a tanto, mi pare sinceramente strano. Lo voglio sottolineare:  lui è un uomo perfettamente normale, sano, ma il trauma lo fa star male a contatto con una ragazza: quindi, stando così le cose, non riesce a controllare una situazione del genere. Quando avrà elaborato il trauma, farà quello che vorrà. Comunque, se è vero, fatto salvo il fatto che non si sarebbe comportato molto lealmente con me (in base a quanto ho detto prima), se lui ha trovato un’altra ed è felice, va bene. Di certo, io non posso più corrergli dietro.


Ma mentre tornavo a casa e pregavo, tutto mi è apparso in una luce nuova. Quindi, secondo me – anche se potrei sbagliare – è più probabile che le cose siano andate così. Suo padre ha capito che io avrei fatto una chiacchierata col sagrestano e he pensato bene, nei giorni seguenti, di riferirgli che suo figlio aveva trovato un’altra (una straniera, cosicché nessuno avrebbe potuto controllare se era vero), ben sapendo che lui me lo avrebbe riferito e per mandarmi via. Difatti, mi ha insospettito molto il fatto che mi venisse chiesto di non dire niente al mio Principe. Perché? Se lui si fosse veramente sistemato, avrebbe anzi piacere che si sapesse. Invece, questa “notizia” si accorda perfettamente al clima di sotterfugio che circonda l’atteggiamento di suo padre. Se questa è la verità, si tratta di un atto gravissimo, tantopiù se (come temo) è avvenuto alle spalle del mio Principe. Tuttavia, questo mi ha fatto capire definitivamente da dove viene la sua sofferenza, per cui Ti ringrazio, Mamma cara, dei risvolti positivi”. La Vergine sembra sorridere ulteriormente e inondare la Principessa della luce d’amore dei suoi occhi. Anche il Santo Bambino le sorride. 

“Tralascio il fatto di come sono stata trattata io: dopo le difficoltà che ti dicevo prima, dopo avere sacrificato di tutto per il mio Principe, sono stata mandata via, se la mia lettura è corretta, come un cibo indigesto. Per anni ho lottato contro il mio legittimo desiderio di farmi una famiglia, di avere dei bambini, di avere accanto finalmente qualcuno che mi amasse. Non so fino a che punto, Mamma cara, i suoi possano immaginare tutto questo, ma se solo ci riflettessero su un attimo, potrebbero comprendere almeno che per me stargli accanto per anni è stato oltremodo difficile, che non ci ho guadagnato praticamente nulla (a parte il fatto di guarire interiormente, ma questo lo avete voluto Tu e Tuo Figlio) e che sono rimasta in modo fedele e costante. Non sono una fissata che lo insegue perché infatuata di lui, del fatto che è bello, che ha una posizione o che è intelligente. Non sono una che si è fatta delle fisime. Ma lasciamo andare tutto quel che riguarda me: del resto, se anche li trovassi nel fosso, lo sai, li raccatterei col cucchiaino. Da Te ho imparato a perdonare.

No, Mamma, quel che mi sconvolge è ben altro. Ormai è evidente: questo è un atteggiamento del tutto irrazionale. Non capiscono neanche qual è la realtà. Si trovano davanti una ragazza buona, di fede, costante, di propositi seri e che, in tutta evidenza, vuole il suo bene; non solo, ma quasi sicuramente possono almeno supporre che io abbia capito di che cosa il figlio soffre, non solo, ma anche che sappia come aiutarlo. Ma tutto questo, per loro, non vale niente. Non si pongono neanche il problema, apparentemente, di quello che può provare il figlio – se lui non sa niente; ma è palese che non lo hanno mai capito -; no, irrazionalmente, per loro l’unica cosa da fare è mandare via questa ragazza “scomoda”. Mandano via una giovane donna che ha fatto di tutto per renderlo felice. A loro non importa che il figlio rimanga vittima dei suoi problemi, che non guarisca, che possa passare il resto della sua vita da solo. Tutto questo non conta. Certo, è pur sempre possibile che lui non mi voglia, o che sia d’accordo a mandarmi via: ma la cosa mi pare un po’ strana. Perché allora non dovrei dirgli niente? Altrimenti, il fatto che lui mi ami, anche questo non conta niente. Che cosa conta per loro, allora? Purtroppo, è evidente. Queste cose succedono nelle famiglie, anche di buone intenzioni, in cui si dà troppa importanza alle apparenze. Guai fare delle  brutte figure! ...Strano. Quante ne ho fatte io perché lo amavo? Quindi, la cosa più drammatica è che per loro, il figlio (il mio Principe), finché ha successo, fa carriera e accosta i potenti di questo mondo, va bene e se ne gloriano anche; ma quando si tratta delle sue sofferenze, queste devono essere nascoste sotto il tappeto: forse per un malinteso intento di protezione; più che altro, per non fare brutta figura. A suo padre gliel’ho letto in faccia.

Già lo subodoravo da anni, perché da vari segnali era evidente: eppure, nutrivo grande stima per il papà del mio Principe, perché lo ritenevo una persona intelligente e di fede. Mi aspettavo che, magari con discrezione, mi chiedesse delle notizie sulla mia esperienza e su come aiutare suo figlio. Invece niente. Tutto il contrario. Sembra che non abbiano neppure fiducia e volontà che lui guarisca. Stando così le cose, hanno allora fiducia in lui? Nelle sue possibilità? Mah. Un genitore che ama veramente suo figlio cerca di lenire in ogni modo la sua sofferenza: se il bambino è nato, che so, con un handicap, si sforza di donargli una vita normale, di fargli capire che è come gli altri, di comprenderlo, di rafforzarlo, di dargli fiducia in se stesso. Qui invece è il contrario: ne stanno facendo una tragedia. E di questa tragedia sovraccaricano il mio Principe.


E allora, anche se non voglio giudicarli e sto solo ai comportamenti che ho notato, è evidente che, se lui soffre così tanto, è colpa loro. Solo loro. Non lo hanno mai compreso in partenza nella sua natura di giovane plus-dotato, più intelligente, ma anche più sensibile e incline alla sofferenza degli altri; e man mano che i suoi problemi montavano, gli hanno rovesciato addosso una valanga di sentimenti negativi: lo hanno rifiutato per quello che era, lo hanno indotto a provare dolore, senso di colpa per quel che era o diceva, per i sintomi che mostrava, ma anche per i suoi sentimenti, per le sue vulnerabilità, per quando si innamorava…Sono certa che lui cerca di nascondere loro il più possibile i suoi sentimenti. La fobia, la paura di essere visto, non deriva da me, ma dai suoi. Così gli stanno praticamente proibendo di innamorarsi e di vivere il suo amore: gli stanno proibendo di essere se stesso. Sono sicura che lui non si sente neanche in diritto di manifestare i propri sentimenti a casa; che lui di se stesso può rivelare solo quel che vogliono loro; soprattutto, sono certa che a casa sono frequenti le scenate, i ricatti affettivi (“ se non fai quel che voglio io, non mi vuoi bene”), le bugie, le colpevolizzazioni. In una parola: qui c’è una forte componente di manipolazione relazionale. E questo, Mamma, sta distruggendo il mio Principe. Il mio Ciccio! – e tace per un attimo. La Vergine pare ascoltare con il suo sguardo dolce e comprensivo, ora divenuto persino più caldo e dolce. Poi la ragazza riprende:

“Ora capisco tutto. Vedi, Mamma cara, in fin dei conti la sua affezione post-traumatica, qualunque essa fosse, mi preoccupava solo in parte: si poteva curare e si può guarire. Anzi, sicuramente lui, nel corso di questi ultimi anni, è migliorato. Il problema, invece, era un altro, ben peggiore. Non sono quasi mai riuscita – tranne forse qualche volta – a indurlo a prendersi cura di se stesso. Sembrava che lui potesse accettare solo alcune forme di terapia, in cui faceva da sé, di nascosto. Capisco che lui si sentisse male vicino a me, ovvio; ma che lui rigettasse ogni forma di comunicazione con me, anche la più elementare e anodina – come scrivermi o rispondere al telefono -, che lui rifiutasse di andare da un terapeuta, persino di dedicare tempo alla preghiera, così fondamentale, o tempo a se stesso...Tutto questo per me era incomprensibile. Era come se lui dovesse nascondere ogni suo problema sotto il tappeto. Guai parlarne! Guai accennarvi! Tutto ciò doveva sparire. Tabù. E con i problemi, però, spariva (letteralmente) anche lui. Lo hanno fatto provare imbarazzo e disagio per se stesso. Eppure, lui ha tentato disperatamente di guadagnarsi l’amore dei suoi: in particolare di suo padre. Vedendo che il suo successo lavorativo lo compiaceva, si è lanciato su questa strada a corpo morto, ben oltre il necessario. Ecco anche perché lui lavora così tanto e non si ferma mai: questa è l’unica maniera che sente di avere a disposizione per catalizzare l’attenzione positiva dei suoi. La fascinazione per le autorità, l’ammirazione per i potenti…Sembrava sempre che lui fosse in cerca di una figura paterna. E, al tempo stesso, gli mancava tremendamente l’amore materno. Povero il mio Ciccio…Sono sicura che ha cercato in tutti i modi di compiacerli. Tutti. Mentre i suoi fratelli si sono dati alla fuga, lui è l’unico che ritorna regolarmente a casa. La sua rettitudine, il senso di debito verso di loro, fa sì che lui si senta in dovere di essere sempre a disposizione. Eppure, ciò  che lui fa non basta mai…Mamma, sono arrivati al punto di agire contro di Te e le Tue grazie...


Qui percepivo il nocciolo duro della resistenza. Questo mi ha reso la vita impossibile e questo mi ha fatto soffrire enormemente, perché mi sono trovata contro un muro, mentre il mio Principe sembrava un prigioniero, cui fosse stato proibito persino di parlare. Mi ricordava la fiaba in cui una serva prende il sopravvento su di una Principessa durante il viaggio verso il paese lontano dove lei dovrebbe sposarsi col figlio del re; la serva la obbliga a scambiare abiti e ruolo con lei, quindi le impone di non parlare di questo ad anima viva. A mio avviso, un giuramento del genere è illegittimo, ma la Principessa, buona, lo mantiene; finché il re comprende e la libera dicendole di rivelare tutto alle pietre dei muri di una stanza chiusa. E lui allora ascolta e apprende la verità.

Allora, Mamma, il nocciolo del problema non è tanto quello post-traumatico, bensì che i suoi hanno imposto al mio Principe un diktat, secondo cui il suo problema era tabù e doveva rimanere sotto il tappeto. Perciò lui aveva ricevuto l’ordine implicito di tacere e di non manifestare la sua sofferenza. Raramente lo avrà fatto, magari col confidente sbagliato, e dopo sarà stato peggio. Inoltre, lui deve avere vissuto un profondo stato di confusione: teso tra la necessità di rispettarli e amarli e quella di salvaguardarsi, non avrà capito più che cosa era giusto fare. Ovviamente, il loro atteggiamento è dettato dall’irrazionalità che scaturisce da forme di egoismo: quindi, non è detto che loro lo abbiano fatto del tutto consapevolmente. Non credo che gli abbiano detto di tacere in modo esplicito. E’ più probabile che questo ordine glielo abbiano trasmesso con il loro modo di vivere: mediante sguardi, discorsi, comportamenti, azioni, che, giorno dopo giorno, gli hanno fatto capire: “Taci. Non dire niente di te, perché quel che dirai di te, non è bene accetto. Nessuno deve sapere all’esterno quello che sei. Tu devi fare solo bella figura. Il resto, guai a parlarne”. In altri momenti, potrebbero averlo forzato in senso opposto: “fai così, fai colà…Si può sapere perché non combini niente?” e così via. Quel che conta sono le apparenze e queste devono essere ineccepibili. Dico così, Mamma, perché so per esperienza che queste cose succedono davvero in molte famiglie e provocano indicibili sofferenze: se è la verità, il mio Principe la riconoscerà. 

Ora Mamma, questo è quel che penso sia successo, anche se potrei sbagliare. E’ pur sempre possibile che lui lo sappia e che sia d’accordo con una visione del genere; ma mi sembrerebbe strano, considerata la sua rettitudine, che ho sempre amato tanto. Io spero tanto che Tu, co il Tuo amore, gli ispiri quel che è giusto fare, per liberarsi. Vedi Mamma, se li dovessi fronteggiare io, saprei bene come ribattere, in modo fermo e assertivo; ma io sono esterna alla situazione e lui poi ne sconterebbe le conseguenze. Del resto, è perfettamente possibile che lui, impulsivo e retto com’è, provi la tentazione di affrontarli direttamente e di dirgliene quattro. Mamma, trattienilo! Sarebbe 10 volte peggio e perderebbe le ultime possibilità di liberarsi! Lui esce da ogni discussione o lite sentendosi come uno straccio e ancora più avviluppato dai legami del senso di colpa e del disagio nei confronti di se stesso. Infatti, un genitore possiede un ascendente fortissimo su di un figlio: quindi, d’istinto, durante una lite vince sempre lui (specie se tende alla manipolazione), perché sente dove colpire per vincere. A questo si aggiungano colpevolizzazioni e ricatti affettivi. No, il mio Principe, Mamma cara, ha bisogno di mantenere la discrezione e rimanere tranquillo. Fare finta di niente. Quando siamo circondati da persone che praticano la manipolazione, anche solo in parte, ogni informazione che gli diamo di noi ci mette in loro balia. No.

Piuttosto, lui ha bisogno di riflettere, pregare e agire con prudenza per il suo bene.  Quando si sarà rafforzato e sarà guarito, potrà affrontarli, in modo calmo e assertivo, e ristabilire la verità. A quel punto, loro si sentiranno più deboli di lui. Bisogna infatti ricordare che il loro atteggiamento nasce da una profonda mancanza di autostima. Possono sembrare forti, ma se si comportano così, con bugie e sotterfugi, non lo sono, anzi: probabilmente, la loro mancanza di autostima è ben più drammatica di quella del Principe (provocata, del resto, da loro). Proprio per questo motivo, loro non cambieranno e non ammetteranno mai di avere torto. Mai. Ormai sono anziani e si sono fossilizzati nelle loro idee. Su questo il Principe può metterci una pietra sopra: né gli daranno mai il riconoscimento di cui ha bisogno. Riconoscerlo e accettarlo, per il Principe, fa parte del cammino di guarigione. Ma lui può accettarlo solo se sa che, offrendolo a Te, Mamma, può convertire questo dolore immane in qualcosa di utile. Inoltre, lui può pregare perché tu tagli i legami malsani che ha con i suoi familiari. Sto parlando dei legami malsani: l’affetto filiale è un’altra cosa. Quando in una famiglia c’è un’atmosfera malsana dal punto di vista psicologico, si creano dei legami che imprigionano i suoi membri. Pregare per esserne liberato, significa già decidere interiormente di non essere più soggiogato a quella forma di menzogna e decidere per il bene, la verità e la guarigione. Per guarire, è indispensabile prendere spiritualmente e moralmente le distanze dagli errori e dai peccati dei propri genitori.

Mamma cara, Vergine santissima, Tu che mi hai sempre amato come un figlio, oggi offro a Te ed a Tuo Figlio i legami malsani che mi legano ai miei, affinché Voi possiate spezzarli e liberarmi da ogni male. Al tempo stesso, desidero dedicarVi tutto il mio dolore, perché possiate fare del bene agli altri. Vi amo ed abbiate misericordia di me.

Sicuramente, si renderà conto di migliorare. Infine, lui ha bisogno di prendere le giuste decisioni per la sua vita. Vuole essere libero e felice, oppure no? Quando i genitori, con i loro atteggiamenti sbagliati, ci stanno distruggendo o ci fanno comunque del male – il che capita spesso, purtroppo -, è giusto continuare a rispettarli, ma, al tempo stesso, tenerli alla giusta distanza in modo da non esserne condizionati. Distanza di sicurezza. Perciò, ad esempio, lui dovrebbe passare il meno tempo possibile dai suoi e non dirgli niente dell’accaduto. Inoltre, avrebbe bisogno di pregare molto e di rivedere i suoi comportamenti invocando la protezione e l’ispirazione dello Spirito Santo: che cosa lo danneggia effettivamente e che cosa lo aiuta? Una volta eleminati i pregiudizi generati dai cattivi legami con i diktat familiari, che cosa lo può far stare meglio e che cosa no? Ma ci vuole comunque tanta preghiera. E io, sono sempre qui, a sua disposizione. Ma non credo di potere, al momento, continuare a mandargli poesie e coccole. Come faccio in questa situazione di scarsa trasparenza? Non so cosa fare. Io vorrei continuare, anche perché la  sua guarigione, secondo me, è ormai molto vicina: e sicuramente, se ha bisogno per il lavoro di una connessione stabile, la mia casa resta a sua disposizione. Ma non so cosa fare. Sta a lui prendere le decisioni giuste, secondo verità e secondo quanto gli suggerisce lo Spirito. Ricordando, Mamma santa, quel che è la verità della Scrittura: L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla donna…Questa è la via per essere veramente uomini: prendere responsabilmente in mano la propria vita e fare ciò che è giusto”.

La Principessa ha concluso la sua preghiera: e ora attende. Guarda con fiducia al volto della Vergine, che sorride più ampiamente, come se nei suoi occhi riflettesse tutto l’amore che prova per entrambi. Il lieve chiarore del lumino pare portare una promessa di gioia nella stanza silenziosa. Gli occhi della Principessa brillano di amore per Lei, ma anche, in modo diverso, per il suo Principe.